Oggi vado a presentare una delle tante storie strane, nell’ambito del rock.
Dopo un debutto da solista molto apprezzato, ma poco venduto, Knighton è incoraggiato dal suo management a mettere insieme una band, per dare più peso musicale al suo lavoro.
Nel lontano 1978 esce il suo secondo album “The Reggie Knighton Band”.

La formazione è un quartetto: Reggie Knighton (voce e chitarra), Brian Ray (chitarra), Glenn Symmonds (batteria e percussioni) e Kurtis Teel. (basso elettrico). Immaginate una scrittura di canzoni bizzarramente fantasiosa, sulla falsariga dei classici glam-era di Sparks, unita a un suono martellante, alimentato da chitarra e armonie, che ricorda i Queen d’annata, infatti Roy Thomas Baker produce questa piccola preziosa gemma sonora.
E’ decisamente un album che coglie di sorpresa con testi interessanti, allusivi, ironici e pungenti, la penna di Reggie è immersa nel buon cantautorato. La traccia di apertura “Breaking Up Inside” si insinua a fuoco, iniziando con una linea di chitarra ritmica malinconica, che sboccia in un rocker pompante e staccato con un gancio di armonia falsetto abbagliante nel suo ritornello. Voto personale: 4 e mezzo! In “Rock ‘N Roll Alien” la band scatena la canzone con tamburi tonanti e giri di chitarra influenti sul reggae, mentre Knighton offre una voce rock da arena molto appassionata. Il testo è molto ironico. “The King And I” e “Highway Patrol” molto belle con testi mai banali… Reggie sa scrivere! “UFO” e “Clone in Love” sono canzoni dove la voce del leader compie acrobazie intelligenti e gustose.
Il suono della band è di ottima fattura. Knighton caratterizza le sue canzoni con forti riff di chitarra ritmica e il chitarrista solista Brian Ray le porta tutte a casa con assoli appariscenti. Per quanto riguarda la sezione ritmica, le linee di basso di Kurtis Teel hanno sia potenza che una piacevole melodia di sottofondo, mentre Glenn Symmonds dona una performance potente dietro la batteria, offrendo una dimostrazione di can-bashing che funziona in sincronia con le chitarre ,per dare all’album una convincente identità hard-rock. La produzione di Baker stratifica le canzoni con grandi dettagli (suoni di batteria rimbombanti, armonie crescenti trattate con flanging ed eco) e applica uno stile compresso di ingegneria al paesaggio sonoro. E poi???
A causa del disinteresse della sua etichetta e del management, la band si scioglie ,ma il lavoro che hanno lasciato è memorabile e melodicamente forte per essere dimenticato. La Rock Candy Records ha messo insieme un CD (2010) di qualità che riproduce in modo impressionante il suo suono incisivo nel formato compact disc e aggiunge un fantastico set di note di copertina che utilizzano interviste alla band ,per raccontare la storia della loro tristemente troncata carriera.
Qualsiasi archeologo del rock degli anni ’70 vorrà sicuramente scoprirla. Buon ascolto…
(Lupo Solitario)

