Temperature ancora calde addolciscono ottobre, inebriando il volo della “Mongolfiera Cosmica” di MUSICA OLTRE CONFINE, che approda in una magica Los Angeles in pieno fermento “Flower Power” anni ’60/70.
La psichedelia regna sovrana nelle menti creative degli artisti e nel campo musicale nascono progetti sonori e nuove creative band fra cui gli SPIRIT.
Signore e Signori oggi vi propongo e presento il quarto album: “Twelve Dreams Of Dr. Sardonicus”, anno di uscita 1970
Questo sarebbe stato l’ultimo album degli Spirit a vedere la partecipazione della formazione originale, ed mi permetto di dire un gran finale!!! L’album è spesso considerato uno dei migliori album psichedelici americani mai realizzati. Molti gruppi hanno indicato questo disco come fonte di ispirazione per i propri lavori, in particolare tra la fine degli anni Sessanta e la metà degli anni Settanta. Una fusione unica e fluida tra rock e jazz-fusion, è il marchio di fabbrica degli Spirit,che hanno esplorato argomenti senza tempo come il senso della vita, l’invadenza della modernizzazione e i significati profondi di numerose opere letterarie classiche e popolari. E’ come se “Pet Sounds” dei BEACH BOYS, “Pretzel Logic” degli STEELY DAN e “Sgt. Pepper” dei BEATLES siano confluiti in un unico album.
Andiamo a visionare la formazione:
Jay Ferguson / lead vocals, percussion, vibes (4)
Randy California / guitars, vocals
John Locke / piano, keyboards, Moog synthesizer (4)
Mark Andes / bass, vocals
Ed Cassidy / drums, percussion
con:
Matt Andes / dobro (1)
David Blumberg / horn arrangements (6,11)
L’album è composto da dodici brani. Vorrei sottolineare un fatto importante, racchiuso in questo album e cioè che ,nonostante la dominanza stilistica chitarristica in continua evoluzione di Randy California,c’è l’introduzione di fatto del sintetizzatore Moog come elemento integrante della musica psichedelica. Pochi gruppi (se non ricordo male nessuno) hanno utilizzato lo strumento con tale maturità e varietà prima di questo album.
Il tastierista John Locke compie un lavoro magistrale nel coniugare divagazioni psichedeliche e sonorità tipiche dell’improvvisazione jazz, ottenendo risultati eccellenti soprattutto nel brano funky “Mr. Skin”, nell’ introspettivo “Life Has Just Begun” e nel malinconico inno “Soldier”. Assolutamente da ascoltare seduti comodamente in poltrona a luci soffuse!
Gli arrangiamenti appaiono più compatti rispetto a quelli dei primi tre album del gruppo, probabilmente per ottenere un maggior successo commerciale dopo la svolta importante rappresentata dall’album “Clear” (1969). Personalmente trovo un po’ frammentato “Love Has Found a Way” con i suoi cambi di tempo apparentemente gratuiti e le armonie vocali un po’ goffe… ma ci può stare. Il brano d’apertura “Prelude – Nothin’ to Hide” sembra quasi anticipare il glam rock britannico, pur mostrando alcune venature folk. I brani che seguono sono realizzati con grande maestria. “Space Child” è molto interessante e valido, peccato che i leggendari Byrds ci siano arrivati prima. Poche band riuscivano a proporre un simile mix di stili in un unico album, oltre a una serie di sonorità e riff che avrebbero preso piede solo qualche anno più tardi. Quando si ascolta “When I Touch You”, viene da chiedersi se a quel punto gli Spirit non fossero una rock band addirittura migliore dei Deep Purple!!!
In questo album si fondono armoniosamente, funk, soul, jazz-rock e prog…!!!
Non seguo un ordine didascalico nella presentazione dell’album come avrete notato. “Twelve….” è una raccolta molto coesa di brani brevi che si amalgamano alla perfezione, mettendo in risalto l’importanza del contributo di ciascun membro al sound complessivo della band. Vorrei rammentare che è stato proprio durante la registrazione di questo album che California ha subito il celebre incidente e il trauma cranico che, secondo alcuni, ne ha condizionato il resto della vita.
La cosa che mi sorprende , non poco, è che l’album non abbia riscosso un grande successo al momento della sua uscita, alla fine del 1970. Forse parte del problema è probabilmente da attribuire al fallimento del tour promozionale, alla conseguente rottura della band e, più in generale, al calo di interesse del pubblico verso i rocker della generazione “flower power” di fine anni Sessanta.
Troverete anzi ascolterete quaranta minuti eccezionali di musica psichedelica, ricca di chitarre e dai contenuti socialmente impegnati, ancora oggi molto apprezzata da musicisti di ogni estrazione. Fatelo vostro questo gioiello sonoro… non deve mancare alla vostra collezione. Quattro/Cinque stelle… a voi la scelta!!!
Buon ascolto… consigliatissimo dal vostro Lupo Solitario!

